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IL COMUNE PDF Stampa E-mail


Fra i borghi più antichi e più suggestivi di storia del comprensorio tiberino è senz'altro da annoverare Torrita Tiberina, situata in direzione nord-est a 48 Km. di distanza da Roma.
L'agglomerato urbano si inerpica su un'alta scarpata, dalla quale si gode una splendida visuale sulla Valle del Tevere che si rivela il protagonista del paesaggio.

Creando quello specifico ambiente umido-adatto ad accogliere uccelli migratori in sosta, posto dal 1976 sotto il vincolo di riserva naturale. Il ruolo comprimario di questo corso d'acqua si evidenzia pure nel nome scelto per disegnare la località. Per quanto riguarda invece la prima parte del toponimo, si presuppone, che esso faccia riferimento ad una serie di torri, a suo tempo erette, a fortificazione del castello.
A testimoniare del passato rimangono in località "Celli" nelle vicinanze del Tevere, i resti di una villa rustica di età tardo-repubblicana e in località "Baldacchini" i ruderi di una antico muro di sostegno, ritenuto parte della villa di Agrippa, madre di Nerone (15-59 d.C.), e perciò localmente identificata anche come "Bagni o Piscina di Nerone", a causa anche del ritrovamento di una vasca circolare adibita, forse, all'epoca a piscina.

Nel 700 a Torrita Tiberina fu eretta la torre di segnalazione che da quel momento assunse la sua funzione emblematica. Nel susseguirsi dei secoli, e per intervento di varie famiglie alla guida del paese, fu ampliata a Castello.
Per incontrare i primi accenni scritti al luogo bisogna risalire ad alcune notizie di cronaca che fanno menzione di un "Fundus Turritulae", donato nel sec. VIII da Carlomanno all'abbazia di Sant'Andrea in Flumine.

Notizie un pò meno frammentate ci pervengono dal tardo medioevo, e precisamente del 1285 è il testamento di Papa Onorio IV, al secolo Giacomo Savelli, che divide i possedimenti fra il fratello Pandolfo ed il nipote Luca. Tale documento mette pure in rilievo che una parte dei territori fu allora proprietà dei monaci benedettini, incalzati, in modo usurpativo, nei loro diritti feudali dai Saveli.

Durane il dominio di questi ultimi furono accentuate
le caratteristiche difensive del Castello attraverso la custodia
di una cinta muraria e di due torri circolari. Ciononostante
al volgere del secolo la decadenza dei Savelli si fece inarrestabile, costringendoli a vendere la proprietà agli Orsini. Essi esercitarono la loro supremazia per circa due secoli finché Valerio Orsini, abate di Fossanova, vendette il feudo nel 1586a Tommaso Melchiorri,
marchese di Recanati.

L'importanza di queste ultime due signorie è da ricercarsi nel fatto che durante il loro dominio giunsero a termine le importanti opere di ampliamento e trasformazione dell'antica torre, sicchè la fortezza cominciò ad assumere gli attuali connotati. Nel 1819, i Melchiorri, a loro volta, alienarono la proprietà che passò per un breve periodo in mano alla principessa Cristina di Sassonia (al quale si deve un restauro del palazzo baronale) e nel 1853 dal principe Alessandro Torlonia.


Nei nostri giorni molti visitatori si recano a Torrita Tiberina, per rendere omaggio alla tomba di Aldo Moro, illustre statista sepolto nella località dove amava soggiornare.

Ultimo aggiornamento Sabato 12 Novembre 2011 14:05